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SEXTING, QUANDO GLI SMARTPHONE DIVENTANO ARMI

Ne avrete sicuramente sentito parlare, si tratta di una delle ultime tendenze diffusasi tra i più giovani e non solo. Tendenza che in pochissimo tempo ha mostrato i suoi effetti negativi, i cosiddetti “danni collaterali”, trasformandosi in un vero e proprio fenomeno sociale che sta interessando le più svariate professionalità, dalla giurisprudenza alla psicologia.

Ma di cosa si tratta in concreto?

Il Sexting, termine coniato dalla stampa Britannica, nato dall’unione delle parole Sex + Texting , rappresenta l’invio di immagini a sfondo sessuale.

Questo fenomeno sta mettendo in discussione l’attuale normativa in molti campi, dalla privacy, alla libertà sessuale, alla pedopornografia, alla validità del consenso del minore.

La cronaca, più volte ci ha portato a conoscenza di episodi di Sexting terminati tragicamente, a volte anche con il suicidio di chi ne era protagonista.

Ma cosa sta succedendo? E come è possibile che la giurisprudenza non è in grado di fermare tale fenomeno?

Semplicemente perché non ha gli strumenti per farlo, o almeno non ancora.

Numerose recenti sentenze hanno fatto emergere una necessaria revisione della normativa in materia di Detenzione e Cessione di materiale pedopornografico, sulla quale si sta già lavorando.

L’articolo 600 ter del codice penale punisce la DETENZIONE di materiale pedopornografico, e recita al primo comma quanto segue:

 "È punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 24.000 a euro 240.000 chiunque, utilizzando minori di anni diciotto, realizza esibizioni o spettacoli pornografici ovvero produce materiale pornografico";

La legge del 1998 non contemplava l’ipotesi (attuale) in cui il materiale “pedopornografico” venga autoprodotto.

Nel 600ter il legislatore parla di “utilizzazione del minore” che presuppone un’alterità, una diversità tra chi produce le foto o i video e chi in esso viene ritratto.

Il 600ter dunque non si applica ad ipotesi in cui il sexting nasce da un selfie, ovvero un autoscatto, in quanto l’autore delle foto e il soggetto rappresentato nelle immagini, sono la stessa persona.

Ecco dunque il problema principale che mette in discussione tutta la normativa seguente.

Infatti, la foto che il/la minore si scatta da solo/a e volontariamente invia ad un suo/a amico/a, che a sua volta la diffonde in rete, non rispettando i canoni previsti dal 600 ter, non essendoci “UTILIZZAZIONE” del minore, impedisce di conseguenza, alla giurisprudenza, di intervenire per punire coloro che diffondono il materiale poiché non si configura il reato di cui all’art. 600 quater del c.p. ovvero la Cessione di materiale pedopornografico, non trattandosi quest’ultimo, di materiale prodotto come stabilito dal 600ter.

La revisione dunque si rende necessaria perché quando, nel 1998, il legislatore emanò la legge n.269 per arginare il fenomeno della pedopornografia, non poteva certo immaginare che un decennio più tardi la tecnologia, gli smartphone e i social avrebbero cambiato completamente modalità e strumenti attraverso i quali le immagini a sfondo sessuale sarebbero state trasmesse.

Se l’atto sessuale che coinvolge un minore è immortalato in un’immagine, esso diventa pedopornografico, in quanto corrisponde alla definizione contenuta nell’art. 600-ter, ciò però non comporta che diventi automaticamente illecito perché la norma richiede che il materiale sia realizzato con l’utilizzazione del minore.

È evidente che le norme sulla pedopornografia, così come sono formulate oggi, non riescono a disciplinare questi fatti, soprattutto perché le norme attuali attribuiscono il massimo disvalore (causato alla vittima minore) alla “produzione” del materiale, perché è in questa fase che l’autore entra in contatto con il minore ed è qui che il bene giuridico viene posto maggiormente in pericolo.

Diversamente avviene nelle condotte che si inseriscono nel sexting, dove tendenzialmente la creazione del materiale è volontaria, mentre è attraverso la “diffusione” delle immagini che si arreca l’offesa.

 

SICUREZZA VS PRIVACY: PRECEDENTE PERICOLOSO O CASO SPECIFICO?

Continua lo scontro e il dibattito dopo il No della Apple ai Federali. Uno scontro questo che non rispetta gli schemi, e che sta lasciando spazio a situazioni imprevedibili, uno scontro tra il rapporto di libertà, sicurezza, privacy e giustizia, che spacca in due opinione pubblica e politica.

Secondo Cupertino, quella dei Federali è una richiesta anticostituzionale che viola il primo e il quinto emendamento della Costituzione americana, senza una base legale, inoltre la Apple sostiene che la mossa degli Stati Uniti rappresenta un precedente importante e una violazione della Privacy, e quindi non un caso isolato come vorrebbe far credere l'FBI.

La Apple sostiene inoltre che i federali meritano si, pieno sostegno nell'indagine sulle uccisioni di San Bernardino, un crimine abominevole appunto, al quale nessun complice dovrebbe riuscire a sfuggire, ma che la richiesta di costruire una Backdoor per l'Iphone richiesto non è una strada perseguibile.

Costruire un Software per indebolire le caratteristiche di sicurezza degli Iphone, sarebbe un precedente che potrebbe rendere impossibile alla stessa Apple o a qualsiasi altra grande compagnia internazionale di telecomunicazione di salvaguardare la Privacy dei propri Clienti in qualsiasi parte del mondo. E ciò potrebbe diventare un'arma per potenziali regimi autoritari o per hacker criminali. Un vaso di pandora quindi, che potrebbe avere implicazioni estremamente dannose per la sicurezza fisica e finanziaria di milioni di persone.

Attualmente sono diverse le grandi aziende che si sono schierate con Apple in questa battaglia contro la richiesta specifica dei Federali, tra i firmatari del primo documento depositato alla Corte, ci sono Amazon, Cisco, Facebook, Google, Microsoft, Mozilla, Nest, Pinterest, Snapchat, WhatsApp e Yahoo. L'obbiettivo di questo documento depositato è quello di aiutare la Corte a capire perchè è pericoloso costringere aziende di tecnologia a compromettere volontariamente le proprie caratteristiche di sicurezza. Se il governo prevarrà in questo caso giudiziario, se ne servirà presto in futuro. Lo sostengono anche LInkedIn, Twitter, AirBnB, Square e Reddit.

Nelle ultime ore anche l'ONU si è schierato con Apple contro l'FBI depositando una nota nella quale sostiene che crittografia e anonimato sono necessari per favorire la libertà di espressione e di opinione, e il diritto di Privacy. Secondo la posizione Ufficiale dell'ONU, i federali vanno sostenuti, si, ma ci sarebbero altri modi per indagare se questi assassini avevano complici senza costringere Apple a costruire un Software che indebolisce i sistemi di sicurezza dei propri telefoni.

La Mozione del Governo dal loro canto, rassicura la Corte e il pubblico del fatto che la richiesta presentata si riferisca ad un unico, speciale caso.

Precedente pericoloso quindi o Caso specifico ?

Dove bisogna tracciare la linea rossa di cui abbiamo tutti bisogno per proteggerci da criminali e repressione ?

‪#‎investigazionitonyponzi‬

L'INVESTIGAZIONE PRIVATA E I TEMPI CHE CAMBIANO

In materia di affidamento minori e assegno di mantenimento, numerose sono le novità normative introdotte negli ultimi anni nel nostro paese.

Il cambiamento giuridico segue il cambiamento sociale con l’obiettivo di rispondere alle nuove esigenze e tutelare le nuove necessità dei suoi cittadini.

Nuove esigenze e nuove necessità introdotte da un modo nuovo di vivere il matrimonio, la famiglia, i figli e più in generale la vita.

Il fenomeno delle famiglie di fatto sempre più in crescita e bisognose di tutele, l’aumento delle separazioni e dei divorzi con la conseguente gestione dell’affidamento dei figli, la non rara possibilità che venga costituita una seconda famiglia o che nascano figli da un secondo matrimonio, e le ripercussioni che questa ipotesi ha in merito all’assegno di mantenimento, sia nel caso in cui la persona in questione ne sia beneficiaria o al contrario ne versi periodicamente l’importo.

Tutti questi aspetti sono oggi valutati dalla normativa molto diversamente rispetto qualche anno fa, e i cambiamenti in questo senso sembrano non fermarsi, considerando le recenti novità che hanno riguardato il nostro paese in merito alla questione delle unioni civili.

Le decisioni prese dai giudici in fase di separazione possono essere riconsiderate, se supportate dalle giuste motivazioni e dimostrate con delle prove valide. La possibilità che l’ex partner al quale versiamo l’assegno di mantenimento, intrattenga una relazione stabile e duratura, se dimostrato negli opportuni modi, ci permette di richiedere una revisione dell’assegno di mantenimento, decisione che non può essere rivalutata nel caso in cui questa relazione in futuro venga interrotta, che ha dunque validità definitiva.

Come per l’assegno di mantenimento anche in  merito all’affidamento dei figli vi è la possibilità di far rivalutare le decisioni prese dal giudice, il quale ha come unico interesse quello di tutelare il minore, a questo scopo è stato introdotto l’affidamento congiunto, preferito a quello esclusivo oramai dal 2006, salvo rari casi in cui è tuttora applicato.

È possibile svolgere indagini per verificare l’effettiva condizione in cui vive il minore quando è affidato ad uno dei genitori, anche quando quest’ultimo si trova lontano, magari in un paese estero e non si ha dunque la possibilità di verificare la veridicità delle informazioni che si hanno.

Le prove raccolte, qualora ce ne siano i presupposti, permettono di rivalutare la decisione del giudice, favorendo un affido esclusivo anziché congiunto.

Sono molteplici le finalità che un indagine può avere, ma tutte hanno un solo obiettivo: tutelare un vostro diritto.

 

VISITE FISCALI: LE NOVITÀ DEL 2016

Cambiano le regole e gli orari per le visite fiscali attuate in caso di assenza dal lavoro per malattia, le novità riguardano sia i dipendenti pubblici che privati.

La circolare diramata dall’INPS illustra le modifiche apportate rispetto allo scorso anno, le modifiche riguarderanno sia i medici fiscali che i lavoratori.

I lavoratori, in particolare, nel caso in cui al momento della visita fiscale non si trovassero nel domicilio indicato nella documentazione, andranno incontro a sanzioni.

Regole diverse per dipendenti pubblici e privati: 

Per i dipendenti pubblici, (vengono raggruppati all’interno di questo gruppo i dipendenti statali, gli insegnanti, i lavoratori della Pubblica Amministrazione, i lavoratori degli Enti locali, i vigili del fuoco, la Polizia di Stato, le Asl, i militari), la reperibilità è attiva 7 giorni su 7, comprese le giornate non lavorative, i festivi, i prefestivi e i weekend. 

Per quanto riguarda le fasce orarie, i lavoratori potranno ricevere una visita fiscale: dalle ore 09.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle ore 18.00.

Nelle seguenti fasce orarie i dipendenti statali sono tenuti a restare presso l’indirizzo di residenza indicato nella documentazione medica di malattia e attendere la visita del medico fiscale inviata dal datore di lavoro o dall’INPS.

Per quanto riguarda i dipendenti privati, permane l’obbligo di reperibilità 7 giorni su 7, ma, rispetto ai lavoratori pubblici, cambiano gli orari: dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 17.00 alle ore 19.00.

Se, al momento della visita fiscale, il lavoratore non si trovasse all’interno della residenza segnalata nella certificazione e fosse sprovvisto di motivazione, non avrà più diritto al 100% della retribuzione per i primi 10 giorni di malattia. Per i giorni seguenti invece la retribuzione scenderà al 50%. Il dipendente avrà inoltre 15 giorni di tempo per comprovare la propria assenza ed evitare la sanzione sopra indicata.

L’obiettivo è quello di applicare un uso corretto e legittimo dei permessi per malattia, tutelando gli imprenditori ed evitando che tali permessi retribuiti vengano concessi illegittimamente. 

Anche avvalersi della collaborazione di un’agenzia investigativa, per accertare lo stato di salute del dipendente in malattia, rimane uno degli strumenti messi a disposizione dei datori di lavoro.

Le indagini sono volte a verificare che il dipendente non svolga attività che siano in contrasto con lo stato di salute dichiarato o che ne rallenti la guarigione, oltre a verificare che lo stesso non svolga altre attività lavorative durante i giorni in cui gode dei permessi retribuiti.

 Per ulteriori informazioni, contattateci.

#investigazionitonyponzi

Cyber Bullismo: Persecuzione VIRTUALE dalle conseguenze REALI

I recenti fatti avvenuti a Pordenone, dove una ragazzina di soli 12 anni ha tentato il suicidio, riportano l’attenzione sul tema del #Bullismo.

Due le lettere scritte dalla ragazza prima di lanciarsi nel vuoto, una indirizzata ai genitori, nella quale chiedeva scusa per il terribile gesto, e l’altra ai suoi compagni di classe, nella quale era riportata la frase “adesso sarete contenti”.

Si fa largo quindi l’ipotesi del bullismo come causa del gesto.

Ancora ricoverata in ospedale, si trova fortunatamente fuori pericolo di vita. Al contrario di Carolina, 14 anni, che solo tre anni fa si tolse la vita a Novara poiché vittima di molestie riprese con il telefonino e pubblicate sui social, o il giovane Andrea di Vigevano che a soli 26 anni si tolse la vita a causa del bullismo di cui era vittima sul luogo di lavoro.

Sui fatti di Pordenone le indagini della Polizia potrebbero allargarsi ai genitori dei compagni di classe della ragazza, per il mancato controllo dei figli minori.

La Procura dei minori, intanto, ha sequestrato computer, telefono e apparecchiature informatiche usate dalla giovane, ed ora si indaga sui messaggi e sulle chat dei #social network.

#Cyber bullismo dunque, sembrerebbe essere la causa del gesto, questa persecuzione tecnologica che sempre più spesso, soprattutto tra gli adolescenti ha conseguenze devastanti nella vita reale.

I numeri sono agghiaccianti, un adolescente su due è vittima dei bulli, perlopiù ragazze.

Il bullismo riguarda gli adolescenti ma coinvolge inevitabilmente anche i genitori, e non solo per le responsabilità penali che questo reato comporta, ma anche per l’importante ruolo che rivestono nella prevenzione di tale fenomeno.

Il controllo e la supervisione anche nell’utilizzo delle apparecchiature elettroniche, di Internet e dei Social Network può essere un significativo deterrente al Cyber bullismo, ossia il bullismo che si manifesta attraverso la rete, e per questo ancora più difficile da riconoscere e fermare.

Che siano le vittime o che facciano parte del “branco”, gli #adolescenti hanno bisogno di essere protetti, a volte anche da loro stessi.

QUANTI SEGRETI CUSTODISCE IL TUO SMARTPHONE?

Ci avete mai pensato? Il vostro smartphone contiene una quantità di informazioni davvero notevole: foto, chat, messaggi, acquisti, prenotazioni e molto altro.

E se alcuni di questi dati venissero persi? Le foto scattate durante la tanto attesa vacanza, perse per sempre? Un file contenente un importante lavoro, sul quale avete lavorato a lungo? O ancora, un sms di un vostro/a amico/a al quale tenete particolarmente?

Sei sicuro che quando cancelli i dati dal tuo cellulare nessuno possa recuperarli?

Tutte le informazioni cancellate, volutamente o per sbaglio, dal telefono cellulare possono essere recuperate.

Il recupero dei dati può essere effettuato non solo su smartphone, ma anche su hard disk e tablet.

L’operazione di recupero dati, permette di ricavare ogni informazione contenuta sul cellulare, anche se è stata cancellata.

A seconda del tipo di dispositivo, possiamo recuperare i dati contenuti nella rubrica telefonica, gli sms e la cronologia delle chiamate, ma anche foto, documenti, chat, cronologia web, email e dati di geolocalizzazione.

Che abbiate erroneamente cancellato file contenenti documenti importanti, o che il vostro cellulare sia stato manomesso o compromesso da un virus, o ancora abbia subito dei danni in seguito ad esempio ad una caduta, in tutti questi casi è possibile recuperare i dati contenuti ed in tempi molto brevi, possono essere sufficienti anche poche ore.

Nessuna modifica viene apportata al dispositivo in seguito all’operazione di recupero dati, nulla viene cancellato o minimamente variato, non sarà necessario reinstallare nulla di quanto contenuto sul vostro smartphone ne tantomeno modificare alcuna impostazione.

Un servizio comodo, veloce e garantito.

I dati recuperati verranno salvati direttamente su un supporto esterno che vi verrà consegnato, garantendovi quindi la privacy dei vostri dati.

Questo servizio può essere utile anche nei casi in cui si ha intenzione di vendere un dispositivo come smartphone, tablet o pc, magari perché ne avete acquistato o ve ne è stato regalato uno nuovo.

Vendere un apparecchio contenente moltissime informazioni, anche private e delicate come possono essere password, foto, o codici usati nei servizi di homebanking è poco prudente; abbiamo parlato infatti di come sia possibile recuperare i dati, anche dopo averli cancellati.

Quando cancelliamo un file dal nostro pc o smartphone, lo eliminiamo solo apparentemente, ma in realtà rimangono delle tracce che, attraverso l’utilizzo di strumenti specifici è possibile ricostruire.

È dunque utile, nel caso in cui ci si voglia liberare definitivamente di un apparecchio elettronico che contiene o ha contenuto dati sensibili, procedere ad un recupero dati e alla sue eliminazione definitiva, così da essere certi che quando non sarà più in vostro possesso, nessuno potrà recuperare quanto contenuto al suo interno.

Per maggiori informazioni, contattateci.

 

‪#‎investigazionitonyponzi‬ ‪#‎recuperodati‬ ‪#‎smartphone‬

SOTTRAZIONE INTERNAZIONALE DI MINORE: UN FENOMENO IN CRESCITA

Il fenomeno della sottrazione internazionale di minore si verifica sempre più frequentemente. Il continuo aumento dei casi di sottrazione internazionale è riconducibile alla semplicità con la quale oggi è possibile attraversare le frontiere, oltre all’aumento progressivo di unioni tra partner di diversa nazionalità. Al momento della separazione, proprio la diversa nazionalità dei partner dà origine a questioni giuridiche complesse, in merito all’affidamento dei figli, che si riconducono alle diverse legislazioni dei rispettivi Stati.

Tale fenomeno è ampliamente affrontato dalla normativa, tuttavia, l’argomento rimane sempre di difficile risoluzione, proprio per la delicatezza e la complessità nella quale si verificano situazioni simili.

Non sono rari i casi in cui uno dei due coniugi porti via con sé i propri figli nel paese di origine, magari giustificando la partenza al proprio partner come un normale viaggio di visita ai parenti, ma contrariamente a quanto sperato non abbia intenzione di fare ritorno, trattenendo con sé anche i bambini, che in questi casi sono senz’altro delle vittime.

Proprio alla scopo di tutelare l’interesse dei minori è stata varata la “Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale”, meglio conosciuta come la Convenzione dell’Aja (dalla città Olandese nella quale è stata firmata).

La convenzione dell’Aja sigla un accordo internazionale sulla protezione dei minori e sulla cooperazione in materia di adozione internazionale, che vincola gli Stati firmatari, sia di origine che di accoglienza del minore, a rispettare delle procedure operative rigorose nello svolgimento delle pratiche adozionali, allo scopo di arginare il triste fenomeno del “mercato” dei bambini.

Solo nel nostro paese, e solo nel 2014, i casi di sottrazione internazionale di minore seguiti dal Ministero sono ben 231, di cui 77 riguardano casi di minori scomparsi.

La Farnesina ogni anno si occupa mediamente di 100 bambini che spariscono senza lasciare traccia e i casi possono riguardare:

- Sottrazione parentale nazionale e internazionale;- Rapimento;- Fuga da casa/istituto;- Minori stranieri non accompagnati.

Il 45 % dei bambini scomparsi è riconducibile alla prima tipologia, ovvero alla sottrazione parentale.

Numerosi gli avvistamenti che giungono soprattutto dalla Romania, dal 2009 ad aprile 2015 sono state oltre 1200 le segnalazioni.

Spesso storie simili vengono riportare dai giornali o dai programmi tv, uno su tutti il caso di Stefano Liberato che ormai da anni cerca di riportare in Italia suo figlio Alexander, portato a Bucarest dalla madre.

Proprio tra pochi giorni si svolgerà a Milano l’udienza per un caso simile, una madre fuggita a Sofia con la bambina e indagata per il reato di sottrazione di minore sia in Italia che in Bulgaria.

Cosa fare in questi casi? Quali sono gli strumenti di tutela previsti nel nostro paese? Qui di seguito vi segnaliamo il link del sito del Ministero della Giustizia, nel quale è riportata una guida completa, esaustiva ed aggiornata sull’argomento, dove vengono riportati anche consigli utili per prevenire tale fenomeno, strumenti che riteniamo sia utile conoscere.

https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_2_5_10.wp#r1v

Solo i funzionari delle autorità centrali, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e gli avvocati abilitati sono autorizzati ad attivare le procedure previste dalla Convezione dell’Aja e le cosiddette “procedure di ritorno”.

Ciò nonostante, la collaborazione di un’agenzia investigativa può rivelarsi decisiva, questo soprattutto in una delle fasi della procedura, ossia la “localizzazione del minore”.

Spesso infatti, il vero problema che impedisce il ritorno in patria è la mancata individuazione del minore, poichè non si ha idea di dove possa trovarsi il genitore, oppure gli indirizzi noti e la residenza si rivelano falsi. In molti casi succede che i minori vengano iscritti ad istituti scolastici che poi effettivamente non frequentano, dunque non si sa veramente da dove partire, per poter almeno accertarsi delle condizioni in cui il minore vive, se è in salute, se viene accudito etc.

Le autorità italiane si coordinano con quelle locali al fine di garantire la localizzazione del minore, ma spesso questa fase è resa difficoltosa dal genitore che fa il possibile per non essere trovato, e il tutto si perde in lungaggini burocratiche ed in difficoltà di comunicazione tra le autorità, che non aiutano ad ottenere il risultato nel minor tempo possibile.

Al contrario un investigatore privato, potendo operare in maggiore autonomia, potrà dedicare tutto il tempo necessario all’indagine e recarsi direttamente sul posto.

Se non si hanno molte informazioni sulla vita all’estero del coniuge, verranno fatte delle ricerche approfondite per individuare degli indizi dai quali poter partire, escludendo quelli che si rivelano inutili e agevolando così il lavoro delle autorità alle quali il genitore saprà anche dare maggiori informazioni.

 

‪#‎investigazionitonyponzi‬ @tony_ponzi_investigazioni_

IL NATALE E LA PRIVACY ONLINE

In questo particolare periodo dell'anno, aumentano gli acquisti on-line e con loro anche l'attività dei cybercriminali che mettono a rischio la privacy di 9 milioni di Italiani.

Non solo l'e-commerce può nascondere pericoli, bisogna prestare attenzione anche ai finti sms promozionali o ai finti auguri inviati per e-mail.

In questa prima metà di Dicembre, sono già numerosi gli utenti e le aziende, rimasti vittima del virus Cryptolocker, che si impossessa di tutti i dati contenuti nel pc, compresi quelli utilizzati per effettuare i pagamenti on-line.

È dunque necessario prestare molta attenzione, per questo vogliamo segnalarvi il vademecum messo a punto dal garante della privacy, per navigare sicuri durante le festività natalizie.

Questa guida raccoglie 10 consigli utili per evitare di trovare brutte sorprese sotto l'albero.

 

USO ILLECITO DELLA 104, RISCHI E CONSEGUENZE

 La corte di Cassazione ritorna sull’argomento con la sentenza sez. lavoro n. 8784, 17 dicembre 2014 – 30 Aprile 2015.

Chiedere un giorno di permesso retribuito per dedicarsi a “qualcosa che non ha nulla a che vedere con l’assistenza” costituisce un “ODIOSO ABUSO DEL DIRITTO”, con queste parole la Cassazione condanna il comportamento del lavoratore che usufruisce indebitamente dei giorni di permesso.

Già in passato la Suprema Corte aveva legittimato l’azienda ad avvalersi della professionalità di un’agenzia investigativa per poter verificare se effettivamente il dipendente nei giorni di permesso richiesti in base alla legge 104, prestasse attività assistenziali, o al contrario impiegasse tali giorni per svolgere tutt’altre attività.

Chi abusa dei permessi della 104 fa ricadere i costi della propria pigrizia sulla collettività. I permessi, infatti, sono retribuiti in via anticipata dal datore di lavoro, il quale poi viene rimborsato dall’Inps del relativo onere anche ai fini contributivi.

La Cassazione giustifica il licenziamento del dipendente per via del fatto che il suo illecito è “particolarmente odioso e grave”, lede il rapporto di fiducia con il datore di lavoro, in quanto si tratta di una condotta che pone in dubbio la futura correttezza dell’adempimento: essa infatti è sintomatica di un certo atteggiamento del lavoratore agli obblighi assunti, della sua propensione all’assenteismo e dell’assenza di senso del dovere.

REVISIONE ASSEGNO DI MANTENIMENTO

SFATIAMO UN LUOGO COMUNE:

L’assegno di mantenimento non è necessariamente versato all’ex moglie, ci sono anche casi in cui è la donna a versare il mantenimento all’ex marito.

Come saprete, la recente normativa ha stabilito che l’aver instaurato una relazione che abbia le caratteristiche di costanza e stabilità, sia motivo valido per perdere il diritto all’assegno di mantenimento. È chiaro che tale affermazione vada dimostrata in modo inequivoco, ad esempio attraverso prove che dimostrino la convivenza della nuova coppia di fatto.

Questo nuovo orientamento giuridico non è da considerarsi valido solo nel caso in cui sia la donna ad aver instaurato la nuova relazione, ma ovviamente anche nel caso contrario.

Vi segnaliamo una recente sentenza che ha visto infatti revocato l’assegno di mantenimento, che l’ex moglie versava al marito, il quale avendo instaurato una relazione con una nuova compagna, con la quale ha anche acquistato una nuova casa, ha di conseguenza perso tale diritto.

“Non si ha diritto ad ottenere, dall’ex coniuge, l’assegno di mantenimento dopo la separazione o il divorzio se il richiedente ha deciso di avviare una convivenza con un nuovo partner. Non importa se le condizioni economiche tra i due soggetti, un tempo uniti dal vincolo del matrimonio, siano nettamente sproporzionate e contrastanti: sebbene la differenza dei redditi giustifica, di norma, la concessione dell’assegno di mantenimento (sempre che il richiedente non abbia subito il cosiddetto addebito), invece nel caso di avvio di una nuova relazione stabile e continuativa, sotto lo stesso tetto, si perde il diritto all’assegno mensile”.

È quanto chiarito dalla Cassazione con l’ordinanza n. 23411 del 16 novembre 2015.

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