Doppio lavoro: la Cassazione non approva il ricorso

Nel 2001 Leonardo Lucetti, ex dipendente della Cat Spa, Consorzio apuano trasporti che fino al 2009 ha gestito il trasporto pubblico locale nella provincia di Massa-Carrara, aveva denunciato l’azienda per averlo demansionato, in particolare per averlo fatto passare da autista ad addetto alla gestione e coordinamento del parcheggio dei mezzi. Chiese infatti il risarcimento dei danni subiti, sia quelli di natura professionale che morale.

Il 19 novembre 2004 inoltre, impugnò il licenziamento intimato dall’azienda «per aver prestato attività lavorativa in favore di terzi durante un periodo di assenza per malattia» rispondendo a ciò di poter essere reintegrato nel posto di lavoro e condannando la Cat Spa a risarcirgli il danno procurato.

L’ex lavoratore della Cat, infatti, aveva dichiarato a sua difesa che l’attività svolta durante il periodo di assenza era del tutto compatibile con il suo stato di malattia e che questa fosse frutto di uno stato depressivo derivante dal demansionamento, a tal punto che il medico curante gli aveva suggerito di mantenersi attivo durante il periodo di assenza dal suo lavoro.

Il Tribunale di Massa, riuniti i ricorsi, li respinse tutti così come la Corte di appello di Genova che ritenne provata la giusta causa di licenziamento. Ad ulteriore conferma di quanto sostenuto nelle sentenze di primo e secondo grado è arrivato il 10 ottobre scorso il parere della Corte di Cassazione, che ha dato ragione alla società di trasporti apuana.

I giudici della Corte Suprema hanno ritenuto “in parte inammissibili e in parte infondate” le motivazioni di Lucetti, rigettando altresì il ricorso e condannandolo al definitivo pagamento delle spese del giudizio, che si aggirerebbero attorno ai 5 mila euro.

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