La moglie che si licenzia non va mantenuta

La Corte di Cassazione con sentenza 26594/19 afferma che non è previsto assegno divorzile per l’ex coniuge, ancora giovane, che arbitrariamente decide di licenziarsi dal proprio posto di lavoro, facendo così a meno di un reddito fisso. Inoltre precisa che la funzione riequilibratrice dell'assegno divorzile non si traduce nel dover ripristinare il tenore di vita goduto durante il matrimonio, ma di riconoscere il merito di quanto fatto e apportato in termini di sacrificio delle proprie aspirazioni professionali e di contributo al patrimonio familiare da parte del coniuge economicamente più debole, apporto che nel caso di specie non è stato rilevato.

LA VICENDA. Il Tribunale in fase di separazione aveva affidato all’ex marito i due figli della coppia, prevedendo per il loro mantenimento e per quello della ex coniuge un importo mensile pari ad euro 200,00. La Corte di Appello però aveva accolto l’impugnazione dell’uomo, che aveva richiesto la revoca dell’assegno divorzile e aveva respinto la richiesta della ex di un aumento del contributo da euro 200,00 a euro 350,00 mensili. Infatti la donna, a seguito della decisione di trasferirsi presso i suoi genitori aveva deciso licenziarsi e, non avendo altri metodi di sostentamento, aveva avanzato la richiesta di un assegno di mantenimento più cospicuo.

La Corte d’Appello, riscontrando un atteggiamento passivo della donna nei confronti dei figli, che dal 2014 non ha più visto né contribuito in parte al loro sostentamento, ha inoltre registrato un atteggiamento di forte resistenza a cercare un altro lavoro, nonostante la sua giovane età e il suo stato di salute che glielo permetterebbe. La donna però non accettando la revoca dell’assegno divorzile decide di ricorre in Cassazione; l’uomo di contro, propone un controricorso.

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